Ho comprato questo libretto della collana VIE e Confini della CE KELLER a Bolzano perché un tema su cui mi piace sempre leggere è quello della storia della mia regione. L’italianizzazione forzata, la prima guerra mondiale, il periodo delle bombe. La storia della mia famiglia, delle mie montagne è nel mio cuore e per questo ogni volta che vedo un libro che ne potrebbe parlare, questo mi attira a sé.
Un caso del destino forse che poi leggendo il nome della scrittrice e della traduttrice io capissi di conoscere entrambe. Anna Rottensteiner è la direttrice della Literaturhaus am Innqui a Innsbruck e ho avuto il piacere di curare la trascrizione delle domande all’intervista poi fatta dalla mia amica e collega praticante Sonja (il link è questo, se vi potesse interessare). Anna Rottensteiner si occupa da anni del tema dell’identità e della storia delle popolazioni del Sudtirolo e del Tirolo, di studiare anche come la societá cambi col passare del tempo.
Per quanto riguarda la traduttrice è un’altra storia. Si legge alla fine del romanzo breve che il libro è stato tradotto in un progetto dell’università di interprete e traduzioni di Innsbruck, la direttrice per la lingua italiana è la signora Carla Festi. Carla la conosco addirittura personalmente, perché è una cara amica della mamma del mio fidanzato. Innsbruck alla fine rimane un grande paese ma mi ha fatto piacere trovare due donne conosciute in un libro che mi ha da subito incuriosito e di cui non sapevo molto.

In Sassi Vivi viviamo un continuo salto temporale, un capitolo in Sudtirolo durante il fascismo e un capitolo nel mare del nord dove due ragazzi ormai diventati adulti, vivono insieme, finalmente stranieri e liberi di essere chi sono. Ma il passato non è rimasto al Sud, quello ti segue sempre.
Una storia che tocca il cuore, soprattutto la convivenza della mamma del protagonista, vedova da tempo, che ospita il nuovo maestro arrivato dalla Sicilia. I due parlano lingue diverse ma alla fine trovano un’armonia. Tutto il paese gira le spalle a X, che ha accolto un Walschennel suo maso, e la minacciano dicendo che Mussolini vuole deportare i sudtirolesi in Sicilia. Gerta sta zitta, e pensa agli acquerelli dipinti dal maestro.
Sono passati anni ormai dalla Seconda Guerra Mondiale, dal Duce e da Salò. Ma Dora non riesce a lasciarsi il passato alle spalle, lei che aveva creduto così tanto in quel dittatore. La storia è andata avanti ma lei no, è rimasta ferma in quel tempo. Un viaggio a Roma, la sua città natale, farà tornare tutto a galla, tutto quello che aveva cercato di lasciare dietro di sé correndo nella foresta o urlando contro il vento del Nord.
Una storia commovente, dove i protagonisti non sono facili da inquadrare, come non lo è nessuna persona vera. Fascisti, partigiani, sudtirolesi, siciliani, figli, madri e padri.
Ho dato al libro 3 stelline e mezza perché mi è piaciuto molto, ma l’ho trovato troppo breve. Avrei voluto approfondire molti temi toccati dalla scrittrice en passant. Un libro che avrebbe potuto essere ancora più bello e ancora più vero, se solo fosse stato più esauriente e più lungo.
Se siete interessati alla storia del Sudtirolo e dei suoi abitanti dopo aver letto il romanzo di Balzano “Resto qui” candidato al Premio Strega dell’anno scorso (io sono ancora offesa perché non ha vinto) ve lo consiglio di cuore.
