
Ritorno sul blog con il mio libro preferito sulla storia del Sudtirolo durante il periodo fascista e in seguito della lotta per l’autonomia.
Gerda è una donna bellissima e testarda, figlia di un uomo freddo e amareggiato per la perdita della propria Heimat, della propria patria. Un uomo che si rifiuta di parlare una lingua che non è sua e di a sottostare a leggi di uno stato che non gli appartiene.
Gerda è giovane quando rimane incinta del figlio di un futuro magnate degli sport nordici del Sudtirolo e viene abbandonata con una figlia in grembo dall’amato e dalla propria figlia. Troverà rifugio in un convento dove potrà partorire la sua piccola: Eva. Gerda però deve lavorare per mantenere sé stessa e la piccola, viene chiamata così da un grande chef che già conosceva per lavorare come aiutante in una grande Hotel di Merano. La vita è durissima, non si ha tempo per i sentimenti in un posto del genere, tanto che Gerda è costretta a lasciare la propria figlia a dei parenti che la cresceranno come fosse loro. Gerda la può visitare solamente quando l’albergo è chiuso. È in questo scenario che si inserisce Vito, giovane carabiniere siciliano che si innamora perdutamente di Gerda e che diventa per Eva la figura maschile che ha sempre sognato. Ma questo amore non è destinato a durare.
In un Sudtirolo spaccato per la lotta all’autonomia, quando la politica è troppo lenta e nega i diritti all’autodeterminazione di un popolo, quello che rimane per far sì che anche l´ONU si accorga di un territorio così piccolo eppur così determinato è la violenza: inizia così il periodo delle bombe. Gli italiani li chiamano terroristi, ma tra loro si chiamano Freiheitskämpfer, i combattenti per la libertà, come un tempo era Andreas Hofer.
La famiglia di Vito non vuole che sposi una straniera per di più con figlia a seguito, i pregiudizi sono ancora forti, e per questo Vito si vede costretto a lasciare una famiglia che avrebbe amato con tutto il cuore e tornare in Sicilia. Manda dei pacchetti ad Eva, ma Gerda orgogliosa non glieli mostrerà mai, se non quando Eva è ormai una donna, vittima delle scelte della madre. Sta a Eva decidere se vuole ripartire i contatti con l’uomo che è stato per lei quanto di più vicino ad un padre, o intraprendere le stesse scelte dell’orgogliosa Gerda.
Questo libro scritto da Francesca Melandri, in Trentino ormai si legge nelle scuole, è un ottimo romanzo scritto molto bene senza cadere i facili polemiche, e con semplicità racconta temi complessi e difficili da discutere. Le protagoniste indiscusse di queste pagine sono tre: Gerda, Eva e la storia di questa terra. Nelle sue pagine incontriamo personaggi ben strutturati e mai perfetti, ognuno come persona è fallibile e porta con sé una fragilità, come lo è una vita aggrappata ad un Gatto delle nevi sulle piste da sci del Sudtirol.

Non solo mi hai fatto scoprire questo libro, ma mi hai anche convinto a prenderlo al volo!!! Grazie di cuore!!!
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Ma figurati, grazie a te per aver letto tutto!
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